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martedì 23 marzo 2010

COMUNE DI TRICASE - COMUNICATO STAMPA. OGGETTO: RELAZIONE DELL'INCONTRO ROMANO DEL 23 MARZO U.S. SULLA VICENDA ADELCHI

Alle ore 14.30 ha avuto inizio il tavolo di concertazione tra i lavoratori Adelchi, presenti in delegazione, il dirigente del ministero dello sviluppo economico – Struttura Crisi d'impresa – Unità Gestione Vertenze dott. Giampietro Castano; il dott. Ernesto Somma messo a disposizione dal Ministero degli affari regionali, il Ministro Raffaele Fitto, il Sindaco di Tricase Dott. Antonio Musarò e gli assessori Avv. Claudio Pispero e Geom. Rocco Piceci.

Gli operai hanno relazionato sulla storia dell'Azienda Adelchi e di tutte quelle collegate e copia della relazione è stata consegnata al dirigente. L'incontro è stato molto positivo perchè ha dato la possibilità alla Struttura di crisi di avere contezza di tutta la situazione. Grande possibilità da parte del dott. Castano e grande soddisfazione della delegazione del comitato degli operai.

Alle 15.40 ha avuto inizio l'incontro con le sigle sindacali confederate e non, il dott. Ernesto Somma, il dott. Corvino di Confindustria, il Presidente della Provincia di Lecce Dott. Antonio Gabellone, accompagnato dal dott. Serra, in rappresentanza della Regione Puglia il dott. Pirro, il Comune di Tricase, il Sig. Ippazio Preite in rappresentanza dell'azienda Adelchi, il dott. Giampietro Castano, la dott.ssa Flavia di Mario, il dott. Felice di Leo, la delegazione dei lavoratori.
Il dibattito è stato approntato in particolare sulla vertenza Adelchi all'interno della crisi del TAC.

E' stata valutata la progettazione presentata dalle aziende all'interno dell'accordo di programma. Si è chiesto quali sono al momento le effettive condizioni dell'azienda, senza avere risposte. Dopo un'ampia discussione e sentiti tutti gli interventi, il dirigente ha proposto di aprire un tavolo tecnico convocato per l'8 di aprile allargato a Italia Lavoro in rappresentanza del Ministero del Lavoro. La ING Italia che istruirà le istanze proposte dall'accordo di programma ed il sorttosegretario del Ministero dello Sviluppo Economico Dott. Fraglia.
Il tutto affinchè si possano acquisire ulteriori elementi di valutazione ed eventuali proposte progettuali da parte dell'azienda.

Grazie
Cordialità

Dalla sede municipale del Castello dei Principi Gallone
Ufficio Comunicazione

Comunicato stampa del 23 marzo 2010 ore 21:56

lunedì 22 febbraio 2010

Questo povero sud


Tricase - Salvateci dal capitalismo di stato. Tocca dirlo, “parlando a figlia perché nuora intenda” affinché i politici, i sindacati e gli stessi operai Adelchi comprendano che il “conto” dell’emergenza non potrà essere inviato al solito “Pantalone”. Ebbene sì, ogni tanto è necessario uscire allo scoperto, in controtendenza a quell’élite intellettuale locale che sostiene idee patetiche, oggi abbracciate a sinistra e a destra dalla classe politica in vigore.
È inutile cincischiarsi, vivacchiare facendo spallucce in attesa di tempi migliori, rattoppando con soluzioni temporanee al problema della crisi. Siamo in un periodo di vacche magre dove assistiamo a crisi cicliche di sistemi produttivi, di erosione della fiducia popolare in certe idee e in certe pratiche. Oggi la gente diffida di ogni rischio e vuole tutela e tende perciò a ripararsi sotto l’ala potente dello stato e della politica che ritornano a rivendicare un primato per certi aspetti sinistro.

Nel tavolo istituzionale convocato a Palazzo Gallone, gli operai Adelchi, poi supportati da egregi nomi della politica salentina-nazionale (da Gabellone alla Capone fino alla Bellanova) hanno chiesto di nominare un tavolo a Palazzo Chigi dove riproporre il rinnovo degli ammortizzatori sociali in scadenza il prossimo giugno. Una scelta ottusa e tutto sommato prigioniera di posizioni assistenzialiste e massimaliste.
Sarà colpa delle elezioni, chissà, o di quel tipico modus vivendi dei nostri politicanti che preferiscono dribblare le difficoltà garantendo l’uovo oggi anziché la gallina di domani: si preferisce adottare l’istituto della “mobilità lunga” che rappresenta, oggi, l’espressione più visibile della negazione di una politica attiva del lavoro.

Possibile che non ci siano altre forme, modalità e tipologie di interventi a sostegno della occupabilità e del reddito dei lavoratori sospesi al fine di favorire loro un rapido reimpiego attraverso riconversioni di professionalità o favorendo la creazione di cooperative sociali?
Un politico dovrebbe sapere che suo dovere primario è sì quello di provvedere ai bisogni vitali della gente, ma anche quello di “ricostruire” nel dopo-crisi, investendo sul capitale umano.
Per questa ragione bisognerebbe adoperare al meglio questo tempo - che per molti è e sarà di non lavoro - per rafforzare le proprie competenze. Non si deve assolutamente costruire - come a quanto pare abbiano deciso di fare gli operai Adelchi - un nuovo bacino di persone assistite. Nel lavoratore deve restare una volontà a rientrare nel mercato del lavoro superata la crisi. E allo stesso tempo è importante tenere viva la base produttiva, fondamentale per evitare le espulsioni immotivate o troppo frettolose da parte degli imprenditori. Non solo. Per il principio di sussidiarietà si dovrebbero creare degli enti bilaterali costituiti anche dalle stesse organizzazioni dei lavoratori (ciò già avviene per gli enti dell’artigianato) che raccolgono soldi all’interno della categoria per impiegarli e integrare l’indennità di disoccupazione.

Purtroppo le politiche di valorizzazione tout court delle risorse umane (la formazione, la flessibilità contrattuale, la produttività, ecc.) sono tra le prime a essere penalizzate e additate quali costi non essenziali e, quindi, da tagliare il prima possibile. In più, per anni, i mercati finanziari hanno applicato (con il sostegno della politica) una filosofia di business fondata sulla speculazione e sulla valorizzazione di beni effimeri incapaci di dare sostanza e futuro a un modello economico stabile.

Però un'eventuale rinascita economica può esserci solo se si tutela e si promuove sotto ogni profilo (politico, economico, giuridico, sociologico) il ruolo essenziale del lavoratore, concepito quale vero e proprio patrimonio costitutivo di un tessuto produttivo.
In Italia prevale un sistema basato sulle piccole medie imprese dove la principale chiave di successo non può che essere rappresentata dal rapporto dinamico e virtuoso tra l’imprenditore illuminato e il lavoratore con una professionalità accentuata. E non si può pensare di arginare l’attuale crisi economica, se non mettendo in primo piano quelle strategie gestionali in grado di valorizzare il contribuito, la produttività, l’efficienza del capitale umano.

Ma questo vuole dire, al contempo, varie cose. In primis, responsabilizzare il lavoratore (cosa che gli operai Adelchi non intendono assumere) all’interno del tessuto economico in cui opera. Un esempio? Dovrebbero essere contrastate tutte quelle situazioni che di fatto rappresentano autentiche rendite di posizione. Il riferimento naturale è costituito dall’abuso degli ammortizzatori sociali, sempre più concepiti come strumenti per accompagnare “alla morte” lavoratori e realtà aziendali irrecuperabili.

Il problema è che, se il trattamento offerto ai disoccupati consiste soltanto in un sostegno del loro reddito, questo rischia di produrre l`effetto contrario: rallentare la ricerca del nuovo lavoro, allungando i periodi di disoccupazione. Se si vuole evitare queste conseguenze, è necessario offrire il sostegno del reddito soltanto a chi è effettivamente impegnato nella ricerca del nuovo lavoro. Ma in Italia questa “condizionalità” dei trattamenti di disoccupazione, pur prevista dalla legge, di fatto non funziona. Vero altrettanto è che nell’industria è molto frequente l’abuso della cassa integrazione, utilizzata per mascherare il sostanziale licenziamento. Ma la scelta di questa soluzione ovvero l’uso prolungato degli ammortizzatori è ben lungi dal risolvere il problema dei lavoratori Adelchi, anzi lo aggrava, perché più dura il periodo di disoccupazione, ancorché mascherato, più diventa difficile ricollocare il lavoratore.

Sono momenti di impasse per le istituzioni che richiedono sforzi di fantasia e di coraggio per ottenere la quadratura del cerchio. Circostanza possibile, se si decide di porre alla base delle proprie azioni politiche per il rilancio del mondo del lavoro, come chiave di svolta, la centralità del capitale umano, attivando gli incentivi economici giusti.

Fonte:«Diciamo» anno IV n° 86 del 20/02/2010

mercoledì 3 febbraio 2010

«Faremo un Consiglio comunale sull'emergenza»

IERI A PALAZZO

Tricase – “Eppur si muove”, verrebbe da dire. Il Consiglio comunale fa quadrato intorno al nodo Adelchi. «Va profuso ogni sforzo per venire incontro a queste persone». Così esordisce il sindaco, Antonio Musarò poco prima di iniziare la seduta. Parole di fiducia verso il tavolo istituzionale convocato per mercoledì pomeriggio. Poi mozioni più concrete: dal gesto di solidarietà del consigliere, Vincenzo De Rinaldis di offrire il gettone di presenza a favore degli operai al varo unanime di un Consiglio ad hoc.

Ma la prima seduta del 2010 debutta con un’altra iniziativa: per il 22° anniversario della scomparsa del concittadino Codacci Giuseppe Pisanelli, il sindaco ha proposto un Consiglio per intestargli l’Università del Salento come è accaduto per l’Università di Bari per Aldo Moro.
Per l’ordinaria amministrazione invece, la minoranza ha contestato la gestione del servizio di consulenza in materia di agevolazioni finanziarie oggi curato da un ente privato. Viene contestato l’affidamento (né un bando di gara, né un’indagine di mercato nella quale individuare almeno 5 soggetti) e il tariffario di guadagno dell’ente suddetto che si attesta intorno al 7%.

Per la questione della raccolta dei rifiuti, l’assessore rende noto che la raccolta differenziata nel corso del 2009 ha raggiunto una media totale del 24%. Diversamente per la riqualificazione del Palazzetto dello sport sono stati impiegati circa 50 mila euro, denaro peraltro non sufficiente perché sono necessarie ulteriori spese attestabili a 35-40 mila euro per rendere completamente operativo l’edificio.

Fonte:«Nuovo Quotidiano di Puglia» del 03/02/2010

lunedì 18 gennaio 2010

Assemblea pubblica con i cittadini terminata con i cori di protesta degli operai Adelchi


Tricase – I panni sporchi si lavano in casa. Con la cittadinanza. È questa l’innovativa forma di comunicazione del Sindaco Antonio Musarò. Ha istituito un’assemblea pubblica in cui ha fornito un quadro generale svolto finora dal suo esecutivo. Due ore e mezza di rendicontazione in cui il primo cittadino ha dato anche alcune spiegazioni riguardo il lungo periodo di travaglio tra le componenti partitiche causato solo per motivi di mera “consultazione elettorale”.

Nel contesto finanziario invece è stato illustrato il progressivo aumento dei mutui contratti attestabili a fine 2009 a 5550 mila con l’incremento della rispettiva rata d’ammortamento di ben 1.047.000 €.
Molto sforzi sono stati attuati in direzione dell’ambito delle attività produttive: è stata avviata una nuova disciplina delle deroghe per l’obbligo di chiusura domenicale e festivo, favorita la creazione di nuove attività imprenditoriali e istituiti lo Sportello Agricolo e l’“Ufficio Europa” per mettere a conoscenza dei finanziamenti messi a disposizione a favore dei cittadini.

Per ciò concerne il recupero delle strutture pubbliche, la giunta ha permesso l’agibilità del palazzetto dello sport, il recupero della “Chiesa Nuova” e l’idoneità antincendio del vecchio tribunale costata alle casse comunali circa 30.000 €, struttura ancora priva però di alcuni servizi indispensabili come impianti telefonici e di luce elettrica. Chiave di svolta è stata la scelta di esternalizzare la gestione del porto turistico, mettendo fine a una annosa diatriba finanziaria riguardo le concessioni demaniali.
Ma l’esecutivo si promette anche nel corso di questa legislatura di recuperare l’archivio ACAIT rendendolo non solo un contenitore di memoria ma anche un luogo di ritrovo per eventi culturali. In più conta l’avvio di un’adeguata informatizzazione di tutti gli uffici comunali, potenziando in particolar modo l’ufficio relazioni con il pubblico.

Al momento del dibattito però sono seguite alcune proteste degli operai Adelchi i quali hanno bacchettato l’amministrazione per il mancato sostegno non solo nel corso dell’assemblea ma anche nei tavoli di Provincia, Regione e a Roma della causa Adelchi. Accuse rigettate dall’esecutivo che ha precisato di essere stato sempre solidale alla lotta da loro condotta che rischia, in questo particolare periodo pre-elettorale di essere oggetto di strumentalizzazione politica.

Fonte:«Diciamo» anno IV n°84 del 23.01.2010

sabato 10 ottobre 2009

Adelchi, un fatto mondiale


Il calzaturificio Adelchi
è stato un po’ la “Fiat del Salento”, un vero e proprio miracolo imprenditoriale. Il fatturato annuo dell’azienda era trainante nell’intero comparto produttivo e assorbiva la maggior parte della manodopera del settore. Da tanti ragazzi veniva vista come la speranza del “posto fisso”. Nel 2001, infatti, il gruppo figurava tra i più grandi calzaturifici italiani, arrivando a esportare dieci milioni circa di calzature in tutto il mondo.

Oggi la situazione è completamente mutata. Il piano di ristrutturazione aziendale e le procedure di mobilità hanno ridotto migliaia di lavoratori espulsi dal ciclo produttivo.
Ma dov'è sta l’imbroglio? I dati fanno riferimento a un passato morto e sepolto. Malgrado il fatturato e la produzione sono pressoché inalterati, si assiste a una drastica diminuzione della manodopera locale. In termini tecnici si parla di “esuberi”. Ovvero esternalizzazioni selvagge di intere fasi della produzione, di trasferimenti massicci di lavorazione, investimenti e manodopera nei paesi asiatici, dove il costo della forza lavoro è sensibilmente più basso e dove è possibile lo sfruttamento senza incorrere in alcuna vertenza sindacale. Va naturalmente aggiunta l’abbondante dose di ammortizzatori sociali concessi dallo stato, soldi pubblici spesi per consentire lo smantellamento degli opifici salentini e la perdita definitiva di migliaia di posti di lavoro, in nome di una “generica” ristrutturazione aziendale, di una “fantomatica” riqualificazione del personale, e di una ancor più “immaginaria” politica di valorizzazione del marchio.

Le leggi di mercato non guardano in faccia nessuno - così dicono. E lentamente assistiamo impotenti a un'involuzione dell’economica locale. Oggi i dati affermano che ormai più la metà delle scarpe esportate viene prodotta all’estero. Nel Salento è rimasta solo la gestione commerciale e logistica, che richiede poche unità di personale. E se Adelchi mantiene i propri stabilimenti nel territorio italiano è per la sola ragione che le scarpe devono essere vendute sul mercato come “Made in Italy”.

Si tratta di strategia aziendale. In realtà basta una sola fase della produzione venga effettuata in Italia per ottenere il marchio. Le calzature salentine lavorate in gran parte all’estero, vengono importate in Italia e rivendute sui mercati con il marchio “Made in Italy”. Ma gli acquirenti non sono stupidi: sanno che dietro il marchio Adelchi si nasconde il Bangladesh o l’Albania. Di conseguenza il valore della scarpa scende, diminuendo anche quello delle esportazioni. Un fenomeno che potrebbe essere contrastato con il disegno di legge depositato e mai discusso in commissione parlamentare per il “Full Made in Italy”. Una proposta normativa che se applicata, garantirebbe il riposizionamento del marchio e della qualità del prodotto salentino.

Ma il processo di delocalizzazione continua inarrestabile. Nel paese di origine, migliaia di lavoratori vengono privati del loro posto di lavoro iniziale e nel paese in cui la produzione è stata trasferita, migliaia di nuovi lavoratori vengono sfruttati a fronte di un salario ridicolo. E oggi al 2009, gli operai italiani si trovano a difendere a denti stretti il proprio posto. Anche sui tetti del municipio.
“Bisogna che tutto cambi affinché nulla cambi” diceva il principe Tancredi nel Gattopardo di Tomasi di Lampedusa. Tanti, troppi i tavoli di concertazione convocati a Lecce, con qualche una tappa intermedia a Roma, per sortire a un solo e drammatico risultato che ai più sembrava la migliore delle soluzioni: la proroga della cassa integrazione. Fiumi di denaro pubblico spesi per mandare definitivamente a casa migliaia di lavoratori. Un errore clamoroso da parte delle istituzioni versare nelle casse dell’impresa milioni di euro di ammortizzatori sociali, consentendo alla stessa di esportare il lavoro all’estero.

Ormai “les jeux sont faits” (i giochi sono fatti) e non è possibile limitarsi a fare i notai delle crisi economiche. L’Adelchi continua a produrre 10 milioni di paia di scarpe all’anno. Qui, ne è rimasto solo il ricordo dei pullman che portavano 2.000 operai e della sirena della fabbrica che scandiva i tempi di un paese intero. I stabilimenti “veri” sono in Albania, in India, in Etiopia.
La crisi ha picchiato duro, preferendo le distanze. I prezzi di tomaie, suole, colle e scatole si decidono a migliaia di chilometri di distanza. E se c’è bisogno di un uomo per cucire, incollare, lucidare - semplice - basta andare in Egitto, in Romania o in India.

Fonte :«Diciamo», anno III, n°77 del 10.10.2009

mercoledì 7 ottobre 2009

Test per il sindaco: martedì la giornata decisiva

LA SITUAZIONE AMMINISTRATIVA - Convocato il consiglio comunale di Tricase dopo il rinvio della scorsa settimana

Appuntamento con la prossima seduta del consiglio comunale a Tricase - programmata in due tranche - martedì 13 e mercoledì 14 ottobre -, che costituisce la “resa dei conti” per la maggioranza Musarò.
Le ultime vicende hanno largamente dimostrato di esserci venti contrari persino all’aria che si respira. Contrari al primo cittadino che ha avuto l’ardire di nominare una giunta che non piaceva né ai consiglieri della maggioranza tantomeno a due assessori del Pdl, Nunzio Dell’Abate e Rocco Piceci che non hanno confermato l’accettazione delle nuove deleghe a loro affidate. Una spaccatura tutta interna al centrodestra, dove alla fine solo la città ha pagato un prezzo altissimo, visto che in questi mesi si è assistito alla totale paralisi della macchina amministrativa.
Allo stesso modo, venti contrari da parte dell’opposizione che ha già avanzato numerose interrogazioni riguardo all’attuale situazione comunale.

Si prevedono due giornate intense di lavoro in cui maggioranza e minoranza consigliare dovranno affrontare temi di ordinaria amministrazione per la buona conduzione della città: il riequilibrio del bilancio di previsione 2009, i lavori di adeguamento asilo nido comunale e la modifica allo statuto dell’“Unione Talassa” tra i comuni di Tricase e Castrignano del Capo.
Di certo, Musarò cercherà in questi giorni di trovare una soluzione senza danni per la sua amministrazione. I quindici consiglieri dovranno decidere se restare in carica, approvando la giunta, o andare a casa poiché l’ennesima sfiducia porterebbe a distanza di un anno e mezzo a un commissariamento e successivamente alle elezioni amministrative la prossima primavera.

Nel frattempo le beghe esterne al Palazzo si moltiplicano. Per la strade di Tricase, campeggiano i manifesti dell’opposizione che recriminano l’incapacità e l’insensibilità dell’esecutivo Musarò sull’emergenza Adelchi. «Il sindaco non avrebbe dovuto azzerare la giunta in un momento socialmente così drammatico» sostiene il consigliere del Pd Carmine Zocco. Il biasimo della sinistra tricasina si concentra in due precisi momenti. Da una parte, si accusa la maggioranza nel non aver coinvolto i propri esponenti di partito nell’ascoltare e adoperarsi per le istanze degli operai, e dall’altra, si critica la scelta del sindaco e dei consiglieri di aver disertato il consiglio comunale del 1° ottobre con il solo proposito di non affrontare la questione Adelchi.

Fonte:«Nuovo Quotidiano di Puglia» del 08/10/2009

giovedì 1 ottobre 2009

Nuova Giunta, ma in Consiglio è caos


Tricase – Il consiglio comunale di Tricase va “in vacanza”, tra le tacite diatribe politiche. Ieri sera non è stato raggiunto il numero legale per aprire i lavori. L’episodio ha accentuato la rabbia degli operai Adelchi che hanno reagito imprecando, sbraitando e facendo saltare persino in aria alcune sedie. Eppure, con un comunicato stampa il sindaco di Tricase, Antonio Musarò dichiara il varo della nuova giunta, staccando finalmente la spina all’attuale amministrazione che politicamente, per via della rottura del quadro di maggioranza, dava da quasi tre mesi l’elettroencefalogramma piatto.

Dopo estenuanti mediazioni, finiscono i giri di valzer e Musarò porta a termine il procrastinare di una situazione politico-amministrativa agonizzante e distratta, segno di una crisi effettiva.
Rispetto all’elezioni del 2008, il rimpasto comunale fa cambiare buona parte dei nomi. Del primo esecutivo rimangono solo quattro superstiti su sette. Due mantengono le cariche precedenti: Giuseppe Cazzato con delega alla politica e igiene ambientale e Vito Zocco all’innovazione tecnologica. Viene scalzato, invece, Claudio Pispero che perde la carica sia di vicesindaco che di assessore. La sua poltrona passa al nuovo vicesindaco Nunzio Dell’Abate che però continua a mantenere la delega alla cultura, mentre Rocco Piceci conquista la delega alla attività produttive. New entry con Vincenzo Ruberto che occupa l’assessorato ai lavori e opere pubbliche, mentre il sindaco, Antonio Musarò, prende con sé la delega all’urbanistica.

Un tourbillon iniziato con la nota lettera del 23 luglio in cui tre assessori e parte dei consiglieri di maggioranza sostenevano che «nel corso dell’ultimo anno, il quadro politico nell’ambito del consiglio comunale si era modificato, portando ad una diversa composizione dei gruppi, da cui la necessità di valutazioni di opportunità politico-amministrativa, indotte sia da esigenze di carattere generale, relative al mutato contesto politico di riferimento, sia per perseguire con rinnovato slancio la realizzazione degli specifici programmi politico-amministrativi prefissati».
Il primo sentore c’era stato già alla composizione della giunta, lunga e faticosa, in cui erano riemerse le logiche partitiche. Poi, i primi mesi di governo cittadino, con l’impressione crescente che la maggioranza non si fosse propriamente unita prima del voto e dove ciascun componente camminasse per proprio conto e non come una squadra. Fino ad arrivare alla rottura. La dura presa di posizione dei tre componenti della Pdl ha poi determinato l’uscita di scena, a beneficio di Rita Scolozzi (unica donna in giunta), dell’assessore ai Servizi Sociali, Antonio Scarcella e dell’assessore alla Pubblica Istruzione Ippazio Cazzato che aveva maldestramente osato candidarsi alla provinciali. L’Udc, come si supponeva, ha alzato la voce in consiglio, riacquistando il suo assessorato in giunta con Bartolo Esposito che assume su di sé la delega “pesante” alle finanze e bilancio.

Una scelta meditata fin troppo a lungo che però ha bloccato l’intera macchina amministrativa. Ora il sindaco, Antonio Musarò, senz’altro, giocherà al rilancio amministrativo della sua nuova coalizione nel tentativo di fugare ogni chiacchiera politica, riportando al centro le istanze della cittadinanza.

Fonte «Nuovo Quotidiano di Puglia» del 02/10/2009

mercoledì 30 settembre 2009

Lettera al Prefetto firmata dai sindaci del comprensorio di Tricase

Qui di seguito è riportata la lettera indirizzata al Prefetto e controfirmata oggi 30.09.09 dai sindaci di Tricase, Andrano, Alessano, Montesano Salentino, Miggiano, Specchia, Tiggiano, Gagliano del Capo, Casarano, Diso, Taurisano.

Oggetto: Vertenza occupazionale Gruppo Adelchi
Lettera al Sig.Prefetto da parte dei sindaci del comprensorio di Tricase.

Avendo seguito da vicino lo stato di agitazione del personale Adelchi che da giorni manifesta per sollecitare una possibile soluzione della vertenza che li vede coinvolti e che oggi ha organizzato una imponente manifestazione fortemente partecipata per le vie della città; al fine di individuare soluzioni che garantiscano l’attuale assetto occupazionale, nonché a tutelare l’impianto economico del territorio notoriamente a forte caratterizzazione calzaturiera e per evitare un forte stato di tensione sociale derivante dal pericolo della perdita di salario da parte di oltre 500 lavoratori, tornano a far voti alle Autorità Istituzionali competenti perché si facciano carico della problematica e cerchino risoluzioni idonee a scongiurare il paventato pericolo di un inasprimento della situazione lavorativa del Basso Salento, anche ricorrendo a misure straordinarie in deroga alle vigenti leggi in materia di lavoro.

In particolare, avendo appreso dalla stampa che il Gruppo Adelchi avrebbe approntato un Piano di rilancio industriale con l’intendimento di consegnarlo il Prefettura il 2 ottobre p.v., chiedono a S.E. il Prefetto di Lecce di volersi fare interprete presso l’Impresa affinché il Piano venga consegnato in data odierna; ciò, in considerazione della gravità della situazione che potrebbe sfociare in comportamenti estremi con seri rischi per l’ordine pubblico e con l’obiettivo, quindi, di porre fine alle
manifestazioni di protesta e soprattutto porre fine al disagio, anche fisico, del gruppo di lavoratori che da giorni vive sui tetti del Palazzo Municipale in situazione di precarietà e di rischio.

Si sottolinea, inoltre, quanto segnalato (nota allegata) dall’INPS, circa la mancata presentazione da parte dell’Azienda dei modelli per la richiesta della erogazione della Cassa Integrazione relativa ai mesi di agosto e settembre, indispensabili per i pagamenti.

Dalla Residenza Municipale Palazzo Gallone lì 30/09/2009
Ufficio Comunicazione

Seguono le firme dei sindaci di Tricase, Andrano, Alessano, Montesano Salentino, Miggiano, Specchia, Tiggiano, Gagliano del Capo, Casarano, Diso, Taurisano

Crisi Adelchi. Tra proposte ed eventuali azioni


«Uniti per vincere, facendo quadrato». Questo è il messaggio che ieri sera è venuto fuori dalla riunione d’emergenza avvenuta a Palazzo Gallone. Presenti i lavoratori Adelchi, sindacati e 11 sindaci in rappresentanza di quelle famiglie sparse nei 50 comuni del Sud Salento, vittime della “crisi”.

L’incontro è stato un momento chiarificatore dove sono convogliate da più parti svariate proposte, a cui però nella tarda serata è mancato la stesura di un documento scritto che portasse a una soluzione concreta dell’attuale vertenza.
C’è chi ha caldeggiato una riqualificazione professionale degli operai, favorendo una maggiore defiscalizzazione a favore delle imprese del sud, chi ha proposto un tavolo tecnico tra proprietà, rappresentanti lavoratori e Regione Puglia, altri hanno chiesto di risolvere l’occupazionabilità degli operai con l’assunzione all’interno delle strutture pubbliche comunali, alcuni invece hanno suggerito di andare direttamente a Roma per presentare la questione sui tavoli del ministro dell’economia affinché fossero applicate quelle misure straordinarie a cui solo il governo centrale è abilitato.

Una faccenda spinosa a cui non se ne riesce a venirne a capo. Gli operai sostengono che nella gestione dell’attività Adelchi ci sia “molto fumo nelle occhi”: la proprietà dichiara palesemente la sua mancanza di liquidità. Per aprire i cancelli non bastano solo 15 milioni di euro. Ci sarebbe anche il problema dei 35 milioni di euro da versare al fisco, una vera e propria spada di Damocle che pesa sull’intera impresa e che ha avuto ripercussioni sull'attuale situazione dei cassintegrati.

“Problemi” a cui i lavoratori credono molto poco e che smontano, uno dopo l'altro, con ragionevoli motivazioni. Poco chiara è l’azione della proprietà nell’assegnare le commesse a piccole ditte piccole del Capo di Leuca esterne al gruppo (es. Aldopar di Casarano), come pure la scelta di attuare una politica di forte esternalizzazione del processo produttivo in differenti paesi del mondo. Prima in Albania, oggi in Etiopia e in Bangladesh. Senza parlare poi della misteriosa leggenda che riguarda il “brevettoaffidato a aziende esterne al gruppo che stanno realizzando la nuova produzione con i macchinari della Crc.

L’arrivo del sindaco di Tricase, Antonio Musarò, sugli ultimi aggiornamenti del caso è stato un fulmine a ciel sereno. Il sindaco giungendo direttamente dal Prefetto ha comunicato all’enorme platea che affollava la sala consiliare di Palazzo Gallone che Adelchi venerdì presenterà il piano industriale a favore di 600 lavoratori in cassa integrazione. E per molti si è accesa una flebile speranza.

Nel frattempo gli 11 sindaci hanno firmato spontaneamente l’appello degli operai e hanno promesso piena partecipazione alla manifestazione avvenuta questa mattina alle 9:00. Alla protesta hanno aderito parte dei commercianti, che hanno abbassato le saracinesche dei loro negozi al passaggio del corteo, come gesto di condivisione di “una lotta giusta”. L’obiettivo della scesa in piazza è di dare rappresentanza non solo all’emergenza Adelchi ma a tutte quelle realtà manifatturiere del Salento che pur non essendo all’onor delle cronache sono tacitamente in crisi economica e occupazionale.