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sabato 19 maggio 2012

IL PIANO DEL GOVERNO. Passera: "Infrastrutture per 100 mld di euro". Previsti circa 120mila nuovi posti di lavoro

Sbloccati 27,7 miliardi per progetti approvati dal Cipe. Il ministro dei Trasporti: "Queste opere creano occupazione". In tutto ci saranno 400mila posti di lavoro, di cui 280mila stabilizzati. Napolitano: "Crescita e rigore vanno di pari passo"

Il ministro dei Trasporti, Corrado Passera
ROMA - "Saranno sbloccati fondi per infrastrutture per un valore di 100 miliardi di euro nel corso di questo governo". Lo ha dichiarato il ministro Corrado Passera, presentando alla stampa il sito 'Cantieri Italia'. Il ministro ha poi sottolineato che "molte opere sono state 'sbloccate' grazie alle norme recentemente introdotte dall'esecutivo per snellire le procedure burocratiche e ridurre i tempi per l'approvazione e la registrazione dei progetti da alcuni mesi a poche settimane".

LEGGI ECCO IL PIANO DI PASSERA

Nuovi finanziamenti e posti di lavoro. "Le opere - ha detto Passera nel corso della conferenza stampa - fanno occupazione. Il nostro obiettivo è quello di crescere. Abbiamo calcolato che 27,7 miliardi di opere sbloccate produrranno circa 400mila posti di lavoro, di cui 120mila di nuovi e 280mila stabilizzati. Ora contiamo di tenere un altro Cipe corposo entro la fine di giugno".

Aumento del Pil.
"È una cifra molto importante perché rappresenta il 5-6% del Pil e può fare la differenza per la crescita del paese, tenendo conto che non si tratta solo di
soldi pubblici, ma anche privati e comunitari" ha dichiarato Corrado Passera nel corso della conferenza stampa.

Alle opere cantierabili tra il 2012 e il 2013 si prevede infatti l'arrivo di altri 24,5 miliardi, di cui circa 6,7 miliardi ancora da reperire. Infine, per opere canteriabili tra il 2014 e il 2015, arriveranno altri 50,9 miliardi. In totale saranno investiti nelle opere infrastrutturali circa 103,1 miliardi.

Monitoraggio web. Un sito seguirà punto per punto lo stato di avanzamento delle opere pubbliche. L'iniziativa, secondo il dicastero, vuole "mettere i cittadini in condizione di seguire e capire dove e come i soldi pubblici vengono impegnati". "Abbiamo deciso di creare un meccanismo molto trasparente", ha detto Passera, precisando che sul sito ci sono ora "tutte le opere deliberate dal Cipe con il nuovo governo, ma l'idea è di ricostruire tutte le opere in corso".

Nel sito saranno raccolti tutti i progetti approvati dal Cipe fino ad oggi e quelli nei prossimi mesi. Il portale sarà aggiornato ogni tre mesi e avrà due modalità di visualizzazione dei cantieri: un elenco testuale e una mappa google. Le opere saranno divise in quattro categorie: corridoi strategici, grandi assi viari e ferroviari (Trans European Network); ambiti urbani, aree con una popolazione superiore a un milione di abitanti; nodi logistici ovvero collegamenti portuali, aeroportuali e interportuali; e infine i sistemi idrici. Per ogni singolo progetto, sarà pubblicato la presentazione, i  dati economici finanziari e il programma su cui saranno indicate le fasi progettuali e operative.

I primi progetti.
Ecco nello specifico le opere pubbliche appena finanziate: l'asse viario Brescia-Treviglio (2 miliardi di euro), la linea metropolitana C (119 miliardi di euro), l'asse vialico Milano-Genova (1,8 miliardi di euro) e la strada statale 106 ionica (700 milioni di euro).

Il commento.
In merito alla risoluzione della crisi in Europa, è intervenuto anche il capo dello Stato, Giorgio Napolitano nel corso del 195esimo anniversario della Polizia penitenziaria: "Crescita e rigore vanno di pari passo. E mi pare che da questo punto di vista sia molto chiaro già da qualche tempo. Ora bisogna trarre le conseguenze".

Debiti della P.A. verso le aziende. Il viceministro dell'Economia Vittorio Grilli avrebbe convocato per lunedì prossimo alle 12 le associazioni imprenditoriali e bancarie sui debiti della Pubblica amministrazione. Oggi, sempre al Tesoro, si è tenuto un ulteriore incontro tecnico.

fonte: La Repubblica.it del 18/05/2012

martedì 23 febbraio 2010

Bit di Milano. Il dvd su Tricase cattura i visitatori

TricasePiù che positivo l’esito della Bit di Milano, la quattro giorni interamente dedicata alla promozione del territorio salentino. Tricase ha saputo approfittare dell’occasione e tenendo conto dell’importanza di un turismo sempre più digitalizzato e rivolto all’immagine, dall’assessorato alla Cultura e alle Attività produttive, retto rispettivamente da Nunzio Dell’Abate e Rocco Piceci, è stato prodotto un dvd per la promozione delle bellezze naturali, paesaggistiche, architettoniche e della cultura enogastronomica tricasina.

Il video diffuso contemporaneamente sulle principali tv satellitari e nel circuito dei padiglioni della fiera ha riscosso un enorme successo a tal punto che le copie messe a disposizione (circa 150) sono andate completamente a ruba. In più, in accordo con l’assessore provinciale al Turismo Pacella, la fiera è stata anche l’occasione per presentare la calendarizzazione dei principali eventi culturali e di intrattenimento della rassegna tricasina: “Tricasecomics” (14, 15 ,16 maggio), “Tricase in tutti sensi” (il 30 e 31 luglio), “Mare in blues” (i 4 giovedì di luglio) e il “Presepe vivente” del periodo natalizio. Presenti la maggior parte della stampa specializzata, tra cui il noto anchorman Tg 1, Attilio Romita che ha promesso alle autorità di fare un salto in quel di Tricase durante uno degli eventi culturali presentati.

«Un buon rilancio per la nostra cittadina» dichiara l’assessore alla Cultura Nunzio Dell’Abate «risulta essere una meta molto ambita sia da vecchi e nuovi flussi turistici nazionali e internazionali». E aggiunge: «I turisti che chiedevano informazioni, era turisti “specializzati” del Salento. E Tricase si riconferma, ancora una volta, una delle destinazioni turistiche più richieste sul mercato».

lunedì 22 febbraio 2010

Questo povero sud


Tricase - Salvateci dal capitalismo di stato. Tocca dirlo, “parlando a figlia perché nuora intenda” affinché i politici, i sindacati e gli stessi operai Adelchi comprendano che il “conto” dell’emergenza non potrà essere inviato al solito “Pantalone”. Ebbene sì, ogni tanto è necessario uscire allo scoperto, in controtendenza a quell’élite intellettuale locale che sostiene idee patetiche, oggi abbracciate a sinistra e a destra dalla classe politica in vigore.
È inutile cincischiarsi, vivacchiare facendo spallucce in attesa di tempi migliori, rattoppando con soluzioni temporanee al problema della crisi. Siamo in un periodo di vacche magre dove assistiamo a crisi cicliche di sistemi produttivi, di erosione della fiducia popolare in certe idee e in certe pratiche. Oggi la gente diffida di ogni rischio e vuole tutela e tende perciò a ripararsi sotto l’ala potente dello stato e della politica che ritornano a rivendicare un primato per certi aspetti sinistro.

Nel tavolo istituzionale convocato a Palazzo Gallone, gli operai Adelchi, poi supportati da egregi nomi della politica salentina-nazionale (da Gabellone alla Capone fino alla Bellanova) hanno chiesto di nominare un tavolo a Palazzo Chigi dove riproporre il rinnovo degli ammortizzatori sociali in scadenza il prossimo giugno. Una scelta ottusa e tutto sommato prigioniera di posizioni assistenzialiste e massimaliste.
Sarà colpa delle elezioni, chissà, o di quel tipico modus vivendi dei nostri politicanti che preferiscono dribblare le difficoltà garantendo l’uovo oggi anziché la gallina di domani: si preferisce adottare l’istituto della “mobilità lunga” che rappresenta, oggi, l’espressione più visibile della negazione di una politica attiva del lavoro.

Possibile che non ci siano altre forme, modalità e tipologie di interventi a sostegno della occupabilità e del reddito dei lavoratori sospesi al fine di favorire loro un rapido reimpiego attraverso riconversioni di professionalità o favorendo la creazione di cooperative sociali?
Un politico dovrebbe sapere che suo dovere primario è sì quello di provvedere ai bisogni vitali della gente, ma anche quello di “ricostruire” nel dopo-crisi, investendo sul capitale umano.
Per questa ragione bisognerebbe adoperare al meglio questo tempo - che per molti è e sarà di non lavoro - per rafforzare le proprie competenze. Non si deve assolutamente costruire - come a quanto pare abbiano deciso di fare gli operai Adelchi - un nuovo bacino di persone assistite. Nel lavoratore deve restare una volontà a rientrare nel mercato del lavoro superata la crisi. E allo stesso tempo è importante tenere viva la base produttiva, fondamentale per evitare le espulsioni immotivate o troppo frettolose da parte degli imprenditori. Non solo. Per il principio di sussidiarietà si dovrebbero creare degli enti bilaterali costituiti anche dalle stesse organizzazioni dei lavoratori (ciò già avviene per gli enti dell’artigianato) che raccolgono soldi all’interno della categoria per impiegarli e integrare l’indennità di disoccupazione.

Purtroppo le politiche di valorizzazione tout court delle risorse umane (la formazione, la flessibilità contrattuale, la produttività, ecc.) sono tra le prime a essere penalizzate e additate quali costi non essenziali e, quindi, da tagliare il prima possibile. In più, per anni, i mercati finanziari hanno applicato (con il sostegno della politica) una filosofia di business fondata sulla speculazione e sulla valorizzazione di beni effimeri incapaci di dare sostanza e futuro a un modello economico stabile.

Però un'eventuale rinascita economica può esserci solo se si tutela e si promuove sotto ogni profilo (politico, economico, giuridico, sociologico) il ruolo essenziale del lavoratore, concepito quale vero e proprio patrimonio costitutivo di un tessuto produttivo.
In Italia prevale un sistema basato sulle piccole medie imprese dove la principale chiave di successo non può che essere rappresentata dal rapporto dinamico e virtuoso tra l’imprenditore illuminato e il lavoratore con una professionalità accentuata. E non si può pensare di arginare l’attuale crisi economica, se non mettendo in primo piano quelle strategie gestionali in grado di valorizzare il contribuito, la produttività, l’efficienza del capitale umano.

Ma questo vuole dire, al contempo, varie cose. In primis, responsabilizzare il lavoratore (cosa che gli operai Adelchi non intendono assumere) all’interno del tessuto economico in cui opera. Un esempio? Dovrebbero essere contrastate tutte quelle situazioni che di fatto rappresentano autentiche rendite di posizione. Il riferimento naturale è costituito dall’abuso degli ammortizzatori sociali, sempre più concepiti come strumenti per accompagnare “alla morte” lavoratori e realtà aziendali irrecuperabili.

Il problema è che, se il trattamento offerto ai disoccupati consiste soltanto in un sostegno del loro reddito, questo rischia di produrre l`effetto contrario: rallentare la ricerca del nuovo lavoro, allungando i periodi di disoccupazione. Se si vuole evitare queste conseguenze, è necessario offrire il sostegno del reddito soltanto a chi è effettivamente impegnato nella ricerca del nuovo lavoro. Ma in Italia questa “condizionalità” dei trattamenti di disoccupazione, pur prevista dalla legge, di fatto non funziona. Vero altrettanto è che nell’industria è molto frequente l’abuso della cassa integrazione, utilizzata per mascherare il sostanziale licenziamento. Ma la scelta di questa soluzione ovvero l’uso prolungato degli ammortizzatori è ben lungi dal risolvere il problema dei lavoratori Adelchi, anzi lo aggrava, perché più dura il periodo di disoccupazione, ancorché mascherato, più diventa difficile ricollocare il lavoratore.

Sono momenti di impasse per le istituzioni che richiedono sforzi di fantasia e di coraggio per ottenere la quadratura del cerchio. Circostanza possibile, se si decide di porre alla base delle proprie azioni politiche per il rilancio del mondo del lavoro, come chiave di svolta, la centralità del capitale umano, attivando gli incentivi economici giusti.

Fonte:«Diciamo» anno IV n° 86 del 20/02/2010

lunedì 18 gennaio 2010

E la super-pestanaca va in fiera per due giorni

La Rarità - È un tubero introvabile sul mercato...dalle qualità insospettabili

Tricase - Abituati a vedere al supermercato verdure e tuberi che non superano i 7 o 10 cm, ci sembrerà qualcosa di straordinario venire a sapere che esistono delle super-pestanache lunghe ben 45 cm. Come quelle del signor Pasquale De Marco, di madre tiggianese e di padre tricasino con alle spalle 30 anni di esperienza in agricoltura, che malgrado la crisi nel settore, cerca di mantenere ancora vive le tradizioni di famiglia.

Prodotto di nicchia, la pestanaca è una variante della più comune carota, dà il meglio di sé solo nella zona del Basso Salento compresa tra Tricase, Specchia e Tiggiano dove esige una particolare preparazione del terreno ma anche sapienza antica nella coltivazione. Infatti una delle difficoltà maggiori è quella di produrre questo tipo di semenza gelosamente prodotta dai coltivatori ma che non è purtroppo reperibile in commercio. «Il segreto per avere questi risultati è la pazienza» dichiara Pasquale De Marco «nel mantenere i terreni ben drenati e calcinati, ripulendoli dai sassi e da erbe infestanti per consentire ai tuberi di rimanere morbidi e teneri ed evitare che si spacchino, se il tempo è asciutto».

La popolarità e la storia di questo ortaggio, protagonista della rinomata fiera (domani e martedì) e associata al culto di Sant’Ippazio patrono di Tiggiano, si perde nella cultura pagana-religiosa del passato, dove alcune credenze popolari gli attribuiscono simbolicamente qualità di virilità e fertilità (di qui l’allusiva lettura della sua forma).

Ricercata per le sue qualità organolettiche, si distingue per il colore, giallo-violaceo, e soprattutto per il gusto dolce aromatico raffinato e allo stesso tempo deciso. Viene consumata cruda o cotta e usata anche come aromatizzante per le vivande di uso quotidiano. Le sue proprietà sono innumerevoli: l’alto contenuto di beta-carotene, di vitamina E, di potassio, calcio, ferro e fosforo ne fanno un ortaggio da privilegiare sulle tavole per la sua proprietà antiossidante benefica per l’elasticità della pelle, per la salute di ossa, denti e capelli.

Fonte: «Nuovo Quotidiano di Puglia» del 17/01/2010

venerdì 8 gennaio 2010

Un antico Pd

Di quale morte perirà questo Pd? La rissa villana che si è accesa in Puglia per la contesa della candidatura regionale tra Emiliano e Vendola (ora Boccia) dimostra l’ambigua e fragile identità di questa realtà politica. Non si avrebbe nulla da ridire se la dialettica partitica fosse originata dalla passione e dall’interesse di dare il meglio di sé per questa terra. Macché! Grottesco è assistere al vistoso scialacquamento del “patrimonio di famiglia”, cioè dell’idea (tanto sponsorizzata da mister Veltroni) di un partito nuovo, fatto di cose nuove, di uomini nuovi con una pratica della politica non più legata alle tradizioni di clientela o di apparato, che furono tipiche della storia democristiana, socialista e comunista.

Finora la gente è stata trastullata dagli aspetti folkloristici della politica, sulla ripetizione continua delle liturgie anti questo e anti quello, promettendo che da qualche parte ci fosse la bacchetta magica per raddrizzare la situazione solo se si fosse votato il partito giusto.
In una situazione giudicata ingestibile con le anacronistiche logiche di sistema, quei pochi assennati della politica hanno capito che, invece, sono necessarie, anzi irrinunciabili, le larghe intese. Si sa di cosa questo paese avrebbe bisogno. Per esempio, cestinare un bicameralismo di vecchia maniera e un parlamentarismo ormai svilito dalla mancanza di libertà della scelta dei rappresentanti e in continuo sotto il ricatto dal premio di maggioranza. Questioni che costituiscono un vero handicap per il buon funzionamento di uno stato e che, nelle attuali condizioni, è incapace di soddisfare le richieste legittime dei cittadini.
Un buon politico sa che la ricerca di soluzioni misura la credibilità di una classe politica. La credibilità è, infatti, un bene prezioso e deriva sempre dall’impegno nel concreto miglioramento del sistema di convivenza, sia a livello locale che nazionale.

«Certi “inciuci” farebbero bene al paese». Parola di Massimo D’Alema che rilancia il confronto tra Pd e Pdl. Non l’avesse mai detto: c’è chi ha già urlato, inorridito, allo scandalo.
Quante ferite e lacerazioni hanno prodotto “a sinistra” i compromessi. In passato c’era “quello storico” per il quale Berlinguer venne aspramente contestato e, nonostante, questo percorso, non riuscì mai a realizzarsi, il partito dovette pagar cassa in termini di consensi elettorali. Dal ’79 in poi si assistette a una discesa vorticosa del Pci dalle cui ceneri rinacque il moderato Ulivo.
Non meno noto fu il compromesso per l’articolo 7 della Costituzione sui rapporti tra stato e chiesa votato dal Pci di Togliatti nell’Assemblea costituente. E facendo qualche passo indietro con la memoria ci sarebbe anche la famosa “svolta di Salerno” quando nel ’44 il Migliore decise di abbandonare la sua posizione antimonarchica e aprire un varco al governo Badoglio. Come non ricordare Luciano Lama all’Eur e la sua moderna teoria sul salario inteso come “variabile indipendente” o il patto sociale firmato con Ciampi. Tutte vittorie riformiste ma che costarono profonde fratture anche nel blocco del sindacato più intransigente.

Il vero problema che attanaglia l’attuale sinistra è l’azionismo radicale, spina nel fianco del Pd. Una piccola componente di élite intellettuale composta da girotondini e grillini. Un mix di puro giacobinismo di sinistra mischiato all’antipolitica che si alimenta di giorno in giorno di giustizialismo e pone continui veti per un eventuale compromesso bipartisan.
Ma la risposta dei dipietrini e dei massimalisti - puntuta come una lancia – è il solito “non possumus”: no a riforme sulla giustizia, no ad abbandoni del bipolarismo, no a leadership regionali affidate a uomini di altri partiti, no all’asse D’Alema-Letta. Come se un probabile compromesso potesse sporcare la purezza delle proprie di ideologie perché l’inciucio non viene concepito come un incontro a metà tra tesi contrapposte ma “un mercato” in cui le parti vengono meno alla purezza dei loro principi per ottenere vantaggi concreti di basso profilo.
Peccato per loro perché la storia è stata foriera di compromessi: allora la nostra Costituzione dovrebbe aver il sapore di “inciucio” perché originata da un accordo tra comunisti e democristiani.

C’è da chiedersi: ma questo azionismo radicale che si propone come alternativa a Berlusconi è pronto ad attuare patti di riforme istituzionali? Fa pensare che il rifiuto del compresso non sia altro che una scusa, un modo per sottrarsi alle reali responsabilità di governo.
«Non sono mai stato un comunista» ha dichiarato a metà degli anni Novanta in un’intervista Walter Veltroni. È vero. Perché se lo fosse stato, a quest’ora, avrebbe avuto quel lucido pragmatismo tipico di un vecchio comunista.
Stiamo ad attendere. Il tempo potrebbe ridare luce.

Fonte:«Diciamo», anno IV, n°83 del 09.01.2001

venerdì 20 novembre 2009

Agricoltura, ecco come creare nuove imprese


IL CONVEGNO - Appuntamento alle 18.30 nella Biblioteca comunale di Tricase

Anche l’agricoltura può diventare un settore trainante per lo sviluppo economico del territorio. Un mestiere difficile quanto antico ma, se applicate le strategie giuste, può diventare più che proficuo. Specialmente per i giovani.

Questo è il tema dell’incontro che si terrà questa sera alle 18.30 presso la Biblioteca Comunale della città di Tricase. L’incontro promosso dagli assessorati alle Attività produttive e all’Ambiente, dallo sportello agricolo comunale “Cantiere Verde” e dalla Confederazione Italiana Agricoltori Lecce ha lo scopo di promuovere le opportunità professionali sul territorio in tema di finanziamenti agevolati per le imprese agricole singole, associate e società.

Interverranno al dibattito il sindaco, Antonio Musarò, Rocco Piceci, assessore alle Attività Produttive, Giuseppe Cazzato, assessore all’Ambiente, Giulio Sparascio, vicepresidente nazionale di Turismo Verde, Andrea Panico, tecnico dello sportello agricolo comunale e Vito Murone, presidente della C.I.A di Lecce.

In questa occasione saranno presentati rispettivamente i bandi regionali del “Programma di Sviluppo Rurale 2007-2013”. In particolare saranno illustrati la Misura 112 - “Insediamento di Giovani Agricoltori” e il “Pacchetto Multimisura”. Progetti volti a favorire la realizzazione di progetti innovativi a sostegno della qualità e di una più forte presenza delle imprese sul mercato.
Nella riunione informativa si parlerà delle opportunità di finanziamento oggi disponibili per la creazione di nuove imprese in agricoltura a cui i giovani agricoltori possono usufruire nella prima fase di entrata a regime. Gli esperti si soffermeranno infatti sulla tipologia degli investimenti finalizzati al risparmio energetico, alla tutela dell’ambiente e del paesaggio, al miglioramento delle strutture e delle attrezzature necessarie per la lavorazione, trasformazione e commercializzazione del prodotto agricolo. L’obiettivo è sia di favorire lo sviluppo di nuovi prodotti, processi e tecnologie sia quello promuovere alcune iniziative tese a salvaguardare le risorse naturali e il paesaggio.

Il seminario è rivolto agli operatori del settore, agricoltori, imprenditori, professionisti e a quanti fossero interessati a intraprendere un’attività o volessero informarsi e aggiornarsi sulle ultime novità.

Fonte: «Nuovo Quotidiano di Puglia» del 25/11/2009

venerdì 6 novembre 2009

Il pozzo di S. Patrizio


“Nomen omen”, dicevano gli antichi romani. Il destino è racchiuso nei nomi. Niente di più vero come in quello che sta per nascere. La “Banca del Mezzogiorno” - che solamente a pronunciarla - richiama il ricordo della sciagurata esperienza della Cassa del Mezzogiorno.

Un buco nero capace di inghiottire migliaia di miliardi delle vecchie lire, lasciando in eredità impianti industriali scadenti, devastazione ambientale e disagio sociale. La banca del Sud «non sarà un carrozzone», parola di Giulio Tremonti. Ci crediamo. O meglio tentiamo di autoconvicerci. Ma chi è nato, cresciuto e “pasciuto” nella terra del Sud, sa bene che il flop di questa iniziativa è quasi dietro angolo. Il nuovo istituto potrebbe ripercorrere i vecchi schemi e sfociare in pericolose derive clientelari, producendo disavanzi e costi a carico della collettività. Non di meno potrebbe diventare un mezzo di gestione politica per ottenere aiuti economici.

Le cronache dei giorni scorsi raccontano che nell’ultimo consiglio dei ministri non è corso buon sangue. Dissidenti il ministro agli Affari regionali, Raffaele Fitto e il ministro dell'Ambiente, Stefania Prestigiacomo che si aspettavano ben altro piano di investimenti probabilmente volto a favorire la vocazione turistica e agroindustriale tipica del Sud. Niente da fare, il ministro ha deciso così e basta. Anzi è convinto che la nuova banca «servirà a finanziare le piccole e medie imprese» e «lo Stato avrà il ruolo del socio promotore», sottoscrivendo una quota simbolica di minoranza. Ma la scommessa per Tremonti «è che cammini con le sue gambe».

La banca di Tremonti ha tutta l’aria di percorrere la strada battuta dal modello francese “Crédit Agricole”. Un colosso finanziario che di privato ha davvero poco ma che finora è risultato funzionante grazie alle facilitazioni fiscali e al trattamento estremamente benevolo in tema di antitrust e trattamento dei consumatori. Il nuovo istituto finanziario italiano sarà infatti una federazione di banche cooperative dove sarà chiesto il contributo di Poste italiane. Peccato che il nuovo colbertismo non potrà mai decollare perché i nei del sistema italiano sono tanti. Investire al Sud è più pericoloso rispetto al Nord perché le mafie si insidiano negli investimenti. In più non esiste un tessuto socio-economico adeguato in quanto la carenza di infrastrutture rallenta la circolazione delle merci e delle persone e naturalmente affossa l’attività imprenditoriale e della pubblica amministrazione, in larga parte risultata inefficiente e caratterizzata da sprechi.

Indubbio è il fatto che il Sud abbia bisogno di una fiscalità di vantaggio, ma questo poteva essere un obiettivo raggiungibile anche con gli istituti di credito già esistenti. Di banche al Sud ce ne sono state, eccome, ma di solito sono affondate una dopo l’altra a causa di un uso improprio delle pratiche e di gestioni anacronistiche. Prima fra tutti il Banco di Napoli e a seguire quello di Sicilia, istituti sprofondati a causa di conti in profondo rosso. Senza parlare delle erogazioni ricevute tempo addietro tramite la Cassa del Mezzogiorno e i fondi Fas. Anche se nel Meridione i finanziamenti non ne sono mai mancati, oggi come oggi non ci sono le condizioni giuste per farli fruttare.

La boutade del ministro «in questa banca non si parlerà inglese» sa solo di spot elettorale. Tremonti dimentica che i più accesi liberisti di lingua inglese sono stati i maggiori critici degli eccessi degli ultimi anni. L’attuale crisi finanziaria è nata dagli abusi che le banche hanno praticato per obbedire ai propri padrini. Non guardare le esperienze anglosassoni significa stoltamente applicare la politica dello struzzo. Molti temono che il nuovo progetto per il Sud se dovesse vivere grazie a sussidi pubblici, giustamente incapperebbe nel mirino dell’Ue poiché rappresenterebbe un elemento distorsivo alla concorrenza.

Ma c’è un altro rischio ben peggiore legato anch’esso all’Europa. Riguarda il debito pubblico. Lo Stato ha deciso di creare obbligazioni di scopo. Queste potranno essere emessi anche da altri intermediari finanziari. Ma se questi titoli saranno effettivamente garantiti dallo Stato, verranno assimilati a debito pubblico. E l’Europa dinnanzi a questo fatto non sarebbe tenera.

Di certo, la scelta di riproporre un modello fallimentare dandogli una mano di vernice non risolverà i problemi di credito nel Mezzogiorno. Gianbattista Vico avrebbe detto che sono “i ritorni della storia”. Ma la storia, spesso, non si ripete per analogie. E non è un caso se la nuova banca continua a essere pensata come la vecchia “Cassa per il Mezzogiorno”, piuttosto che alla innovativa “Crédit Agricole”.

Fonte: «Diciamo» , anno n° III, n° 79 del 07/11/2009